La sindrome dell’intestino irritabile conosciuta come colite o colon irritabile è un disturbo talmente diffuso oggigiorno che sempre un maggior numero di clienti si rivolge al farmacista al banco chiedendo un aiuto valido per risolvere questa problematica. Si tratta di spiacevoli dolori al basso ventre, gonfiore, fermentazione eccessiva in fase di digestione e soprattutto evacuazioni poco compatte alternando lievi forme di dissenteria a periodi di stitichezza.
E’ chiaro ormai che il disturbo è causato da una serie di fattori intersecati ad hoc tra cui la radice psicosomatica è da considerare come base di partenza in un eventuale approccio fitoterapico associando una dieta assolutamente priva di alimenti irritanti che possono aggravare nel tempo la situazione. Eliminare o ridurre drasticamente l’ingestione di derivati animali per periodi più o meno lunghi porta sicuramente vantaggi in termini di grado di infiammazione della mucosa intestinale e di rinforzo del sistema immunitario.
Personalmente credo che stiamo assistendo ad un drastico aumento di disturbi cronici causati da condizioni psico-emotive di disagio che nel tempo creano un nuovo “equilibrio” scorretto per l’intero organismo in cui a pagarne le conseguenze risulta essere sempre lui: il sistema immunitario. Ma si sa che le cellule non sanno distinguere ciò che è giusto o sbagliato e si adattano a ciò che noi introduciamo come cibo e alle nostre reazioni all’ambiente esterno.
Le funzioni di difesa risultano estremamente connesse e dipendenti dallo stato di salute mentale innanzitutto e la carenza di serotonina appunto sembra essere correlata con il manifestarsi del disturbo in questione.
Dalla natura finalmente, dopo anni di pressioni salutistiche e di benessere supportato da ricerche approfondite portate avanti da pochi professionisti nel nostro territorio, siamo giunti con ritardo culturale enorme rispetto al resto del mondo al “rilascio” sul mercato della molecola non psicotropa e non psicoattiva del cbd (cannabidiolo).
Risulta evidente, grazie ai molti studi che ultimamente vengono dedicati a questa sostanza naturale innocua e priva di effetti collaterali, che il cbd è molto indicato per la sindrome da colon irritabile e questo è in gran parte dovuto alla sua intensa azione modulante tra sistema simpatico e parasimpatico che coinvolge a sua volta la gestione del tono dell’umore e del sistema immunitario.
Il CBD produce un leggero effetto “down” con un aumento della durata del sonno e della sua qualità rilassando del tutto il sistema muscolo scheletrico limitando anche le oscillazioni dell’umore modulando il recettore dopaminergico in base alle esigenze del proprio equilibrio e benessere.
Non causa assuefazione ne dipendenza e in poche ore l’effetto svanisce lasciando un senso di relax soprattutto verso la muscolatura liscia autonoma gestita appunto dalla emotività in cui tensione e stress tendono a dare contrazione e un senso di compressione interna che negli anni può portare cronicizzazione di determinati sintomi. Potrebbe essere quindi l’alleato giusto con cui combattere i dolori e i fastidi dell’intestino.
Il cbd si lega a quei recettori che tendono ad aumentare epigeneticamente in base agli stimoli esterni e interni prodotti quotidianamente quando l’organismo si trova sotto pressione o è in una fase di intenso stress.
Risulta essere anche un ottimo antinfiammatorio e antidolorifico molto efficace con una assunzione prolungata.
In un recente studio è stato anche messo in evidenza che il livello di endocannabinoidi si abbassa notevolmente in caso di colon irritabile avvalorando il suo potenziale impiego nel trattare questa patologia.
Il sistema endocannabinoide svolge un ruolo importante nella gestione di alcune funzioni dell’organismo, quali l’umore, il sonno, la digestione, l’appetito difese immunitarie e dolore in generale.
Il cannabidiolo estratto dalla pianta di cannabis non ha alcun effetto centrale ed è liposolubile, quindi può essere somministrato sotto forma di olio a basse concentrazioni viene regolarmente impiegato in molti paesi europei con notevole successo per il trattamento di svariate malattie come il parkinson,l’asma il glaucoma e diverse forme di problematiche motorie soprattutto neuromuscolari.
Sta di fatto che ultimamente si sta cercando di ottenere la vendita dell’intero estratto delle infiorescenze con thc sotto lo 0.2% , sostanza quest’ultima tanto osteggiata dal nostro paese, insieme al cbg e il cbn che sono altre due molecole di cui ancora si sa ben poco.
Ma trattandosi di una pianta medica come tutte le altre vale anche per la cannabis la regola secondo cui il fitocomplesso lavora sull’organismo molto meglio delle singole sostanze estratte proprio perché la natura crea nelle piante medicinali un pool di principi attivi che in sinergia portano benefici e risultati decisamente migliori.
Il numero di patologie e disturbi trattabili con i cannabinoidi è veramente ampio e i risultati sono ben dimostrati tra cui ricordiamo :gastrite, sindrome del colon irritabile, morbo di Crohn, dissenteria cronica,reflusso gastroesofageo, pancreatite, celiachia e ultimamente si sta sperimentando anche nella diffusa endometriosi delle donne.. Il CBD aumenta l’attività degli endocannabinoidi endogeni (anandamide ) ed è principalmente sedativo, antiemetico analgesico, ansiolitico, antidepressivo, antispastico, miorilassante, antiepilettico, antiemicranico, stabilizzante dell’umore con un’azione neuroprotettiva e anti-ossidante.
Un ottimo alleato dalla natura per migliorare la qualità della vita in generale e per ottenere una buona omeostasi del corpo e una migliore efficienza degli organi interni.
In gergo “vivilife” considero il cbd un estratto “centrale di base” come la potente sicura ed efficace uncaria tomentosa per quanto riguarda il suo ruolo nei confronti del nostro sistema immunitario. Si spera in un futuro ancora più roseo man mano che il pregiudizio lascia lentamente libera la nostra capacità di giudizio sull’efficacia di sostanze culturalmente ostracizzate a favore del beneficio dei pazienti.

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